La prima colazione, classica o (poco) salata, mantiene un ruolo centrale in una dieta equilibrata

Fonte: Nutrition Foundation of Italy. Giugno 2019.

Un gruppo di lavoro congiunto tra Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) e Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA) ha elaborato un documento che ribadisce la centralità della prima colazione in uno schema nutrizionale corretto e la contestualizza all’interno del modello alimentare mediterraneo.

Invecchiando si deve bere meno acqua?

Fonte: Faierman S per Osservatorio Senior. Luglio 2019.

Bere è importante ad ogni età, ma lo è ancora di più negli anziani che rappresentano una categoria a maggior rischio di disidratazione, poiché, per motivi fisiologici, il meccanismo centrale che regola la sete tende a perdere di efficienza.

Una dieta a basso tenore di glutine determina alterazioni del microbioma intestinale in adulti sani danesi

Fonte: Hansen LBS et al. Nat Commun. 2018; 9(1): 4630.

L’adozione di una dieta a basso tenore di glutine è diventata sempre più comune nella popolazione generale. I risultati di questo studio suggeriscono che la maggior parte degli effetti di una dieta a basso tenore di glutine in soggetti adulti non celiaci possono derivare da cambiamenti qualitativi delle fibre alimentari.

L’adozione di una dieta a basso tenore di glutine è diventata sempre più comune nella popolazione generale. Tuttavia, gli effetti della riduzione degli alimenti ricchi di glutine, tra cui i cereali frumento, orzo e segale, in adulti sani non sono ancora noti.

Gli autori dell’articolo hanno effettuato uno studio randomizzato, controllato, cross-over, su 60 adulti danesi di mezza età, senza patologie note, costituito da due fasi da 8 settimane, nelle quali sono state confrontate una dieta a basso tenore di glutine (2 g di glutine al giorno) e una ad alto tenore di glutine (18 g di glutine al giorno), separate da almeno 6 settimane di washout con la dieta abituale (12 g di glutine al giorno).

Rispetto alla dieta ad elevato tenore di glutine, quella a basso tenore ha determinato moderati cambiamenti del microbioma intestinale, ha ridotto i livelli di idrogeno espirato a digiuno e postprandiali e ha migliorato il senso di gonfiore riferito dai soggetti.

Queste osservazioni suggeriscono che la maggior parte degli effetti di una dieta a basso tenore di glutine in soggetti adulti non celiaci possa derivare da cambiamenti qualitativi delle fibre alimentari.

Disturbi dello spettro autistico e microbiota intestinale

Fonte: Fattorusso A et al. Nutrients. 2019; 11(3).

Sono sempre più numerose le evidenze che hanno mostrato un collegamento tra alterazioni della composizione del microbiota intestinale e i sintomi gastrointestinali e neurocomportamentali osservati nei bambini con DSA.

Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per il possibile ruolo del microbiota intestinale come cofattore nello sviluppo dei disturbi dello spettro autistico (DSA), poiché molti studi hanno messo in evidenza la comunicazione bidirezionale tra intestino e cervello (il cosidetto “asse intestino-cervello”).

Sono sempre più numerose le evidenze che hanno mostrato un collegamento tra alterazioni della composizione del microbiota intestinale e i sintomi gastrointestinali e neurocomportamentali osservati nei bambini con DSA.

L’obiettivo di questa revisione narrativa è stato di analizzare le attuali conoscenze sulla disbiosi e sui disturbi gastrointestinali nei DSA e valutare le attuali evidenze sul ruolo dei probiotici e di altri approcci non farmacologici nel trattamento dei bambini con DSA.

L’analisi della letteratura ha evidenziato che la presenza di disbiosi intestinale nei DSA è stata ampiamente dimostrata; tuttavia, non esiste un unico profilo distintivo della composizione del microbiota in soggetti con DSA. La disbiosi intestinale potrebbe contribuire allo stato infiammatorio sistemico di basso grado osservata in pazienti con comorbidità gastrointestinali.

La somministrazione di probiotici (prevalentemente una miscela di bifidobatteri, streptococchi e lattobacilli) rappresenta il trattamento più promettente per i sintomi neurocomportamentali e la disfunzione intestinale,  ma gli studi clinici sull’argomento sono ancora pochi ed eterogenei.

Saranno necessari studi clinici ben disegnati, randomizzati e controllati con placebo per validare l’efficacia dei probiotici nel trattamento dei DSA e per identificare i ceppi, i dosaggi e le tempistiche di somministrazione più appropriati.

I probiotici come benefico integratore alimentare per prevenire e trattare le malattie cardiovascolari: alla scoperta del loro effetto sullo stress ossidativo

Fonte: Vasquez EC et al. Oxid Med Cell Longev. 2019; 2019: 3086270.

Tra gli effetti più noti dei probiotici c’è la loro capacità di ridurre la produzione di specie reattive dell’ossigeno e, quindi, diminuire lo stress ossidativo. Gli autori di questo articolo si sono concentrati in modo specifico sulle proprietà antiossidanti dei probiotici e sulle loro relazioni con i benefici cardiovascolari ad esse associati.

Il microbiota intestinale, l’ecosistema formato da un’ampia comunità simbiotica di microrganismi non patogeni presente nell’intestino umano, ha un ruolo importante nella normale fisiologia dell’organismo. Lo squilibrio del microbiota intestinale, ovvero la disbiosi intestinale, è direttamente correlata con l’origine di diversi processi di disfunzione acuta o cronica dell’ospite. La capacità di intervenire sul microbiota intestinale, quindi, sta oggi emergendo come una possibile tattica di intervento terapeutico per diverse malattie. Da questo punto di vista, sono sempre di più le evidenze che dimostrano come gli interventi dietetici funzionali con probiotici, finalizzati a mantenere o ripristinare i batteri benefici del tratto intestinale, rappresentino una strategia terapeutica promettente per intervenire nelle malattie cardiovascolari e anche per ridurre il rischio della loro comparsa. In questo articolo gli autori hanno passato in rassegna l’importanza di mantenere l’equilibrio del microbiota intestinale per prevenire o contrastare processi patologici quali ipertensione arteriosa o disfunzione endoteliale, che sono alla base di molte malattie cardiovascolari. Inoltre, hanno esaminato come il consumo di probiotici possa migliorare il controllo autonomo della funzione cardiovascolare e produrre effetti benefici sui pazienti con insufficienza cardiaca. Tra gli effetti più noti dei probiotici c’è la loro capacità di ridurre la produzione di specie reattive dell’ossigeno e, quindi, diminuire lo stress ossidativo. In questa revisione della letteratura, quindi, gli autori si sono concentrati in modo specifico sulle proprietà antiossidanti dei probiotici e sulla loro relazione con i benefici cardiovascolari ad esse associati.

I probiotici nelle malattie autoimmunitarie e infiammatorie

Fonte: Liu Y et al. Nutrients. 2018; 10(10).

Diversi studi randomizzati e controllati hanno dimostrato che la modifica del microbiota ottenuta con i probiotici può migliorare i sintomi gastrointestinali e l’infiammazione multiorgano osservata nell’artrite reumatoide, nella colite ulcerosa e nella sclerosi multipla.

I probiotici sono stati utilizzati fin dall’antichità per migliorare i sintomi gastrointestinali. Negli ultimi 40 anni è stato dimostrato che i probiotici hanno un effetto sul sistema immunitario, sia in vivo sia in vitro. Questa interazione è associata ai microbi intestinali, ai loro antigeni polisaccaridici e a importanti metaboliti prodotti da questi batteri.

Sulla base di studi meccanicistici sui probiotici effettuati in modelli animali sono stati scoperti almeno quattro pathway metabolici coinvolti. Il “cross-talk” tra microbi e sistema immunitario è stato associato a: produzione e via di segnale di acidi grassi a catena corta, metabolismo del triptofano e attivazione dei recettori arilici per gli idrocarburi, via di segnale nucleosidica intestinale e attivazione dei recettori istaminici H2 intestinali.

Diversi studi randomizzati e controllati hanno dimostrato che la modifica del microbiota ottenuta con i probiotici può migliorare i sintomi gastrointestinali e l’infiammazione multiorgano osservata nell’artrite reumatoide, nella colite ulcerosa e nella sclerosi multipla.

Le future ricerche dovranno valutare attentamente le questioni legate alla sicurezza, alla selezione dei ceppi ottimali e alla loro associazione, e dovranno tentare di prolungare la durata della colonizzazione dei microbi benefici.

Ruolo dei probiotici nelle malattie non intestinali: attuali tendenze e nuove direzioni

Fonte: Kiousi DE et al. Nutrients. 2019; 11(4).

I risultati positivi ottenuti su diverse patologie gastrointestinali grazie ai probiotici sono ampiamente noti. Tuttavia, l’azione dei probiotici non si limita all’intestino, ma può esercitare effetti benefici anche in siti e organi distanti da esso.

I probiotici sono definiti come microrganismi vivi che, una volta somministrati in quantità adeguate, conferiscono all’ospite benefici in termini di salute. I risultati positivi ottenuti su diverse patologie gastrointestinali grazie ai probiotici sono ampiamente noti. Tuttavia, la loro azione non si limita all’intestino, ma i probiotici possono esercitare effetti benefici in siti e organi distanti da esso.

In questa revisione della letteratura vengono descritti in modo completo i principali meccanismi d’azione dei probiotici in siti distanti dall’intestino, tra cui ossa, cute e cervello; viene presentato il potenziale terapeutico dei probiotici per il trattamento di malattie delle ossa, della cute e dei neuroni (per esempio l’osteoporosi, le lesioni di difficile guarigione e le malattie autoimmuni cutanee, i disturbi cognitivi, dell’umore, del comportamento e della memoria); viene affrontata l’attuale distanza esistente tra ricerca preclinica e clinica; vengono indicate nuove vie di ricerca e vengono dati suggerimenti per future indagini.

L’induzione da parte dei probiotici della produzione di interleuchina 10 e 12 da parte dei macrofagi è modulata dalla co-stimolazione da parte di componenti microbiche

Fonte: Kaji R et al. J Dairy Sci. 2018; 101(4): 2838-41.

L’induzione di IL-10 e IL-12 da parte di Lactobacillus casei Shirota può essere modificata in modo flessibile dalla co-stimolazione con componenti microbiche. Questo risultato potrebbe spiegare la grande varietà di funzioni immunomodulatorie (immunoattivazione o anti-infiammazione) esercitate da questo probiotico.

I lattobacilli probiotici stimolano i macrofagi e le cellule dendritiche a secernere citochine, e in questo modo regolano la risposta immunitaria dell’ospite. L’equilibrio nella produzione di IL-10 e IL-12 indotta da un probiotico è cruciale per determinare la direzione della risposta immunitaria. In  questo studio è stata esaminata la capacità di alcune componenti microbiche di modificare la produzione di IL-10 e IL-12 indotta da un popolare ceppo probiotico, il Lactobacillus casei Shirota (LcS), che di per sé induce la produzione di IL-12. I ligandi microbici per i recettori toll-like 3 (TLR3) e 5 (TLR5) aumentano ulteriormente l’induzione di IL-12 da parte di LcS, mentre i ligandi di TLR2, TLR4, TLR7 e TLR9 spostano il pattern di produzione citochinica dalla prevalenza di IL-12 alla prevalenza di IL-10. Questi risultati indicano che l’induzione di IL-10 e IL-12 da parte del probiotico può essere modificata in modo flessibile dalla co-stimolazione con componenti microbiche. Questo risultato potrebbe spiegare la grande varietà di funzioni immunomodulatorie (immunoattivazione o anti-infiammazione) esercitate da questo probiotico.

Un apporto energetico a colazione in linea con le raccomandazioni nutrizionali si associa a una miglior salute delle arterie

Fonte: Oikonomou E et al. per Nutrition Foudation of Italy – Maggio 2019

Consumare regolarmente la prima colazione è un’abitudine associata a una migliore salute delle nostre arterie. È quanto emerso dallo studio Corinthia che riconfermerebbe i benefici di non saltare il primo pasto della giornata.