Microbiota intestinale e risposta immunitaria: ecco come cambiano nella terza età

Fonte: Radrezza S. per Microbioma.it – 14 marzo 2019

L’invecchiamento porta con sé una maggiore vulnerabilità ai disordini gastrointestinali.

Uno studio ha valutato i cambiamenti del microbiota e dell’espressione genica in funzione dell’avanzare dell’età. Vediamo i risultati e come questi possono suggerire spunti per strategie di prevenzione e cura per disturbi correlati all’età, gastrointestinali e non solo.

Cosa succede nel tuo intestino alle proteine che mangi?

Fonte: Grosso R per Microbiologiaitalia.it – 25 febbraio 2019

Le proteine, una volta ingerite e giunte nell’intestino, subiscono la fermentazione da parte dei batteri del microbiota intestinale che genera diversi metaboliti. Ma quali sono questi metaboliti e qual è il loro ruolo nell’organismo? Possono alterare la fisiologia del nostro corpo, generando infiammatorie e metaboliche, ma anche migliorare la funzione della barriera intestinale?

L’impiego tempestivo di probiotici negli adulti ospedalizzati previene l’infezione da Clostridium difficile: una revisione sistematica con analisi di meta-regressione

Fonte: Shen NT et al. Gastroenterology 2017; 152: 1889-1900

Revisioni sistematiche hanno fornito prove dell’efficacia dei probiotici nella prevenzione dell’infezione da Clostridium difficile (CDI), ma le linee guida non ne raccomandano l’uso nella prevenzione della CDI. È stata eseguita una revisione sistematica aggiornata della letteratura pubblicata ai fini di contribuire a guidare la pratica clinica.

Sono stati analizzati i dati di 19 studi pubblicati, per un totale di 6261 soggetti.
è stato osservato che ‘incidenza di CDI nella coorte “probiotico”, 1,6% (54 su 3277), era inferiore a quella della coorte “controllo”, 3,9% (115 su 2984) (p <0,001).
Il rischio relativo raggruppato di CDI tra gli utilizzatori di probiotici era 0,42 (intervallo di confidenza al 95%, 0,30-0,57; I2=0,0%).

L’analisi di meta-regressione ha dimostrato che i probiotici erano significativamente più efficaci se somministrati il prima possibile dalla prima dose di antibiotici, con un decremento di efficacia per ciascun giorno di ritardo nell’inizio dei probiotici (p=0,04); i probiotici somministrati entro 2 giorni dall’inizio della terapia antibiotica hanno determinato una maggiore riduzione del rischio di CDI (rischio relativo: 0,32, intervallo di confidenza del 95%, 0,22-0,48; I2=0%) rispetto all’impiego ritardato (rischio relativo: 0,70; Intervallo di confidenza del 95%, 0,40-1,23; I2=0%) (p=0,02).

Non è stato osservato alcun aumento del rischio di eventi avversi tra i pazienti che avevano assunto probiotici. La qualità complessiva delle prove era alta.

In conclusione, da questa revisione sistematica con analisi di meta-regressione, sono emerse prove a sostegno del fatto che la somministrazione di probiotici il prima possibile dall’inizio della prima dose di antibiotico riduce il rischio di CDI di oltre il 50%, negli adulti ospedalizzati.

La ricerca futura dovrebbe concentrarsi su dose, specie e formulazione probiotica ottimale.

Probiotici e pressione sanguigna: approfondimenti attuali

Fonte: Apadrasta A et al. Integr Blood Press Control 2016; 9: 33-42.

Il microbiota intestinale gioca un ruolo significativo nei processi metabolici dell’ospite e recenti indagini metagenomiche hanno rivelato che è coinvolto nella modulazione immunitaria dell’ospite e può influenzarne lo sviluppo e la sua fisiologia (sviluppo degli organi).

Inizialmente, i probiotici sono stati identificati come potenziali terapie per trattare i disturbi gastrointestinali e per rivitalizzare l’ecosistema intestinale alterato.

Attualmente, gli studi stanno esplorando le possibilità per estendere l’impiego dei probiotici ai fini di migliorare le condizioni di salute nei disordini metabolici che aumentano il rischio di sviluppo malattie cardiovascolari, come l’ipertensione.

Ulteriori indagini sono necessarie per valutare l’uso mirato ed efficace della grande varietà di ceppi probiotici in vari disordini metabolici per migliorare lo stato generale di salute dell’ospite.

Questa review affronta le cause dell’ipertensione e l’effetto ipotensivo dei probiotici, con particolare attenzione alla loro azione meccanicistica.

Microbiota intestinale e steatosi epatica non alcolica: approfondimenti su meccanismi e terapie

Fonte: MA J et al. Nutrients 2017; 9(10): 1124.

Il microbiota intestinale gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di malattie metaboliche associate all’obesità come la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), il diabete di tipo 2 (T2D) e l’insulino-resistenza (IR). Questo sottolinea il potenziale delle terapie mirate al microbiota intestinale in queste malattie.
Esistono vari modi attraverso i quali è possibile manipolare il microbiota intestinale: tra questi, anche l’impiego di probiotici, prebiotici, sinbiotici, antibiotici e alcuni fitocomplessi di erbe medicinali.

Nella review qui proposta, sono passati in rassegna i principali ruoli del microbiota intestinale nello sviluppo della NAFLD e i progressi nelle terapie mirate al microbiota intestinale per la NAFLD, sia negli studi sperimentali sia in quelli clinici. Verranno inoltre illustrate le prospettive sulle future terapie mirate al microbiota intestinale.

Meccanismo d’azione dei probiotici

Fonte: Plaza-Diaz J et al. Adv Nutr 2019;10:S49-S66

I probiotici sono microrganismi viventi che conferiscono benefici per la salute dell’ospite quando somministrati in quantità adeguate.
I prodotti derivanti da batteri deceduti possono anche esibire proprietà probiotiche. Bifidobacterium e ceppi di batteri lattici sono quelli maggiormente impoiegati che esibiscono proprietà probiotiche e sono inclusi in molti alimenti funzionali e integratori alimentari. I probiotici hanno dimostrato di prevenire e migliorare il decorso dei disturbi digestivi come diarrea acuta, nosocomiale e associata ad antibiotico-terapia.

I probiotici hanno inoltre dimostrato di alleviare i sintomi da disturbi allergici come la dermatite atopica (eczema) e la rinite allergica nei neonati, da diarrea da Clostridium difficile e da disturbi infiammatori intestinali negli adulti.
Inoltre, i probiotici possono essere di interesse come coadiuvanti nel trattamento dei disturbi metabolici, inclusi obesità, sindrome metabolica, steatosi epatica non alcolica e diabete di tipo 2.

Tuttavia, i meccanismi d’azione dei probiotici, che sono diversi, eterogenei e ceppo-specifici, hanno finora ricevuto una scarsa attenzione Pertanto, lo scopo di questo studio è stato di rivedere i principali meccanismi di azione dei probiotici, tra cui colonizzazione e normalizzazione delle comunità microbiche intestinali alterate, nei bambini e negli adulti, l’esclusione competitiva e la produzione di batteriocine, la modulazione delle attività enzimatiche fecali associate alla metabolizzazione di sali biliari e l’inattivazione di agenti cancerogeni e di altri xenobiotici.

Inoltre, sono state valutate la produzione di acidi grassi a catena corta e a catena ramificata che, a loro volta, hanno effetti diffusi non solo nell’intestino ma anche nei tessuti periferici, tramite interazioni con i recettori degli acidi grassi a catena corta, modulando principalmente la sensibilità all’insulina tessutale, l’adesione cellulare e la produzione di mucina, la modulazione del sistema immunitario, essenziale nella differenziazione delle cellule T e nella sovra-regolazione delle citochine anti-infiammatorie e dei fattori di crescita, cioè interleuchina-10 e fattore di crescita trasformante, e l’interazione con l’asse cervello-intestino mediante regolazione delle funzionalità endocrine e neurologiche.

Ulteriori ricerche saranno utili per chiarire i precisi meccanismi molecolari d’azione dei probiotici.

Il latte fermentato con il ceppo Lactobacillus casei Shirota previene l’insorgere di sintomi fisici negli studenti di medicina sottoposti a stress accademico.

Fonte: Kato-Kataoka et al. Benef Microbes 2016; 7(2): 153-156.

Uno studio pilota ha valutato gli effetti del ceppo probiotico Lactobacillus casei Shirota (LcS) sulle risposte da stress psicologico, fisiologico e fisico negli studenti di medicina che affrontano l’esame di stato. In uno studio in doppio cieco, controllato con placebo, studenti di medicina sani hanno assunto latte fermentato con LcS (n=24) o placebo (n=23), una volta al giorno per un periodo di 8 settimane fino al giorno antecedente l’esame.

Sono stati analizzati lo stato psicofisico, i livelli di cortisolo salivare, di serotonina fecale e di L-triptofano plasmatico in 5 momenti differenti (8 settimane prima, 2 settimane prima, 1 giorno prima, immediatamente dopo e 2 settimane dopo l’esame). I sintomi fisici sono stati anche annotati in un diario dagli studenti durante le 8 settimane di assunzione. In associazione ad un aumento significativo dell’ansia il 1 giorno prima dell’esame, i livelli di cortisolo salivare e di L-triptofano plasmatico sono significativamente aumentati solo nel gruppo placebo (p <0,05). Due settimane dopo l’esame, il gruppo LcS presentava livelli di serotonina fecale significativamente più alti (P ​​<0,05) rispetto al gruppo placebo. Inoltre, la percentuale di studenti che ha accusato sintomi addominali e da raffreddore e il numero totale di giorni in cui questi sintomi sono perdurati sono significativamente inferiori nel gruppo LcS rispetto al gruppo placebo, durante il periodo di pre-esame alle settimane 5-6 (p < 0,05 per ciascuna valutazione) e alle settimane 7-8 (p <0,01 per ciascuna valutazione), durante il periodo di trattamento.

I risultati di questo studio suggeriscono che il consumo giornaliero di latte fermentato contenente LcS può esercitare effetti benefici prevenendo l’insorgere di sintomi fisici in soggetti sani esposti a situazioni stressanti.

Prediabete: probiotico migliora il profilo metabolico

Fonte: Radrezza S per Microbioma.it

L’incidenza del diabete mellito è aumentata significativamente negli ultimi decenni. E sebbene farmaci e adeguamenti dello stile di vita siano senz’altro utili ed efficaci, è ancora alta la ricerca di nuove strategie da applicare soprattutto nella in fase di prevenzione. Un suggerimento arriva da uno studio giapponese sull’impiego del probiotico Lactobacillus casei Shirota.

Celiachia, un virus ‘accende’ la malattia nei bambini predisposti

Fonte: D’Aria I. per RepubblicaSalute – 18 febbraio 2019

Da una ricerca pubblicata su British Medical Journal, è emersa un’associazione significativa tra esposizione a enterovirus e rischio di sviluppare malattia celiaca. Sembra che l’infezione contratta prima di introdurre il glutine nell’alimentazione del bambino sia la causa scatenante della malattia.