Tutto sui probiotici, in poche parole

Fonte: ISAPP - International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics

In questa scheda scaricabile, l’International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics – ISAPP –  ci ricorda cosa sono i probiotici, quali sono i loro effetti benefici sulla nostra salute, e ci dà qualche consiglio su come sceglierli e includerli nella nostra alimentazione.

La dieta mediterranea migliora la salute degli anziani agendo sul microbiota

Fonte: Ghosh TS et al. Gut 2020 Jul;69(7):1218-1228.

Secondo un recente studio la dieta mediterranea consente di invecchiare rimanendo in forma, perché modifica la composizione del microbiota intestinale favorendo la presenza di quei gruppi di microrganismi associati a un migliore stato di salute fisico e mentale.

L’invecchiamento è caratterizzato dal deterioramento di molte funzioni dell’organismo e da un aumento del livello di infiammazione: entrambi questi fenomeni contribuiscono a indebolire gli anziani rendendoli soggetti più esposti a diverse malattie ovvero soggetti “fragili”.. È stato dimostrato che la fragilità degli anziani va di pari passo con un’alterazione del loro microbiota nel tempo, causata da un’alimentazione che diventa sempre meno ricca e variata col passare degli anni. Tuttavia, per contribuire a limitare il deterioramento fisico degli anziani esiste un sistema molto semplice e piacevole: la dieta mediterranea. Un gruppo di ricercatori europei, infatti, ha di recente dimostrato che l’adozione di una dieta di tipo mediterraneo agisce rapidamente (già dopo un anno) sul microbiota degli anziani, modificandolo in modo positivo. In particolare, l’alimentazione di tipo mediterraneo farebbe aumentare quelle tipologie di microrganismi associati a una minore fragilità, a migliori performance cognitive e a un minore livello di infiammazione. Secondo gli autori, quindi, la dieta mediterranea dovrebbe essere consigliata a tutte le persone anziane, perché può aiutare ad invecchiare rimanendo in forma.

Anziani più in forma grazie a L. casei Shirota

Fonte: Ishikawa H et al. Nutrients 2020;12(6):E1599.

La perdita di peso osservata con l’invecchiamento espone gli anziani a molti rischi sanitari. Il consumo regolare di L.  casei Shirota, però, si è dimostrato in grado di contrastare efficacemente il dimagrimento senile.

La perdita di appetito e, di conseguenza, la perdita di peso corporeo sono spesso considerate normali conseguenze dell’invecchiamento. In realtà l’eccessivo dimagrimento osservato negli anziani è associato a diversi rischi per la salute, quali l’aumento dell’incidenza di osteoporosi, anemia, riduzione delle difese immunitarie e depressione. Per questo motivo è opportuno adottare strategie capaci di limitare la perdita di peso nelle persone appartenenti alla terza età. Come, per esempio, un consumo regolare di L. casei Shirota. È stato di recente dimostrato, infatti, che l’assunzione prolungata e quotidiana di questo probiotico possa dimezzare la perdita di peso negli anziani. A dimostrarlo è stato un team di ricercatori giapponesi, che ha studiato un gruppo di 380 soggetti con età media di 54 anni all’ingresso dello studio, tenuti in osservazione per oltre 20 anni. Al termine dello studio i soggetti che avevano assunto regolarmente L. casei Shirota avevano perso solo 1,4 kg di peso corporeo, mentre quelli che non avevano utilizzato il probiotico erano dimagriti di quasi 3 kg.

Ecco perché le infezioni da SARS-CoV-2 sono più gravi negli obesi

Fonte: Uzzan M et al. Med Hypotheses 2020;144:110023.

Secondo un gruppo di ricerca francese la colpa sarebbe del grasso addominale, che reagirebbe all’ingresso del virus nell’organismo scatenando una reazione infiammatoria così potente da mettere a rischio la vita dei pazienti.

Sono sempre più numerose le evidenze che dimostrano come una delle categorie di pazienti caratterizzate da forme di COVID-19 con sintomi più gravi sia quella formata dai maschi obesi con fattori di rischio cardiovascolari. Un gruppo di ricercatori francesi sembrerebbe aver trovato una spiegazione scientifica per questa particolare associazione. Secondo gli studiosi, uno dei responsabili potrebbe essere il grasso addominale: questo tessuto, presente in abbondanza nelle persone obese, reagirebbe all’ingresso del virus SARS-CoV-2 attraverso la parete dell’intestino, scatenando una potente reazione infiammatoria. Tale reazione non interesserebbe solo la regione addominale, ma sarebbe capace di estendersi a tutto l’organismo, fino a raggiungere i polmoni. Sebbene la reazione infiammatoria abbia l’obiettivo di eliminare il virus, quando è troppo intensa può essere controproducente, aggravando i sintomi dell’infezione da SARS-CoV-2 e mettendo a rischio la vita dei pazienti.

Meno ansia e depressione nei calciatori professionisti che assumono probiotici

Fonte: Adikari A L et al. Nutrients 2020, 12(7), 1920.

È stato dimostrato che l’assunzione quotidiana di L. casei Shirota migliora in modo significativo l’attività cerebrale dei calciatori professionisti, potenziandone la capacità di attenzione e favorendone il rilassamento.

Pochi sanno che la professione di calciatore è molto stressante, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Le pressioni alle quali questi sportivi sono sottoposti durante la loro carriera sono enormi e ciò fa sì che l’incidenza di ansia e depressione risulti più elevata della norma in questo gruppo di sportivi. Inoltre, ai giocatori di calcio è richiesta, accanto a un’eccellente forma fisica, anche una prontezza mentale e una capacità di concentrazione molto elevate, per riuscire a reagire rapidamente alle situazioni di gioco che si creano durante le partite. Viste queste premesse, un gruppo di ricercatori asiatici ha deciso di valutare se l’assunzione quotidiana di un particolare probiotico (il L. casei Shirota) in un gruppo di 20 calciatori professionisti avesse un impatto sulle funzioni cerebrali e sul livello di stress di questi soggetti. Dopo sole 8 settimane di assunzione del probiotico, i calciatori hanno mostrato un miglioramento significativo dell’attività cerebrale rispetto ai soggetti che non avevano utilizzato il L. casei Shirota. In particolare, sono migliorate le attività legate all’attenzione e al rilassamento, con un possibile beneficio sulle capacità sportive e una potenziale riduzione dello stress associato alla competizione sportiva.

I viaggi spaziali indeboliscono il sistema immunitario

Fonte: T. Akiyama, K. Horie, E. Hinoi et al, npj Microgravity volume 6, Article number: 14 (2020)

Prolungata assenza di gravità, esposizione a raggi cosmici e forte stress: tutti fattori che possono indebolire il sistema immunitario degli astronauti, esponendoli a maggior rischio di infezioni e tumori. Per questo motivo i probiotici, e il Lactobacillus casei Shirota in particolare, grazie ai loro effetti benefici sulle difese immunitarie potrebbero avere un ruolo di primo piano nella colonizzazione umana dello spazio.

Chi assume statine ha un microbiota più in forma

Fonte: Libby P per Nature News & Views

L’analisi di campioni fecali ha rivelato che le persone obese che assumo statine, comuni farmaci per ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, presentano una comunità di microrganismi intestinali più “sana” rispetto a quanto ci si sarebbe atteso. Un articolo riassume le implicazioni di questa sorprendente scoperta.

Descrivere nel dettaglio il microbiota intestinale di un individuo, composto da migliaia di specie differenti, non è compito facile. Per questo motivo, i ricercatori sono soliti dividere il microbiota delle persone in quattro grandi categorie, dette “enterotipi”, ciascuna caratterizzata dall’abbondanza o dalla scarsità di alcune specie di microrganismi. Gli enterotipi più utilizzati nel mondo della ricerca medica sono quattro: Bact1, Bact2, Rum e Prev. Le persone con un determinato enterotipo tendono ad avere caratteristiche fisiologiche simili, a conferma di quanto il microbiota possa influenzare la nostra salute. Per esempio, si è osservato che le persone con enterotipo Bact2 presentano diversi problemi di salute e un elevato livello di infiammazione generale. Un gruppo di ricercatori belgi ha valutato l’enterotipo di un gruppo di persone obese come parte di un progetto di ricerca sui fattori che influenzano la salute cardiovascolare, facendo una scoperta sorprendente: la prevalenza di enterotipo Bact2 è risultata più bassa nelle persone che assumevano regolarmente statine. Ciò significa che in queste persone il microbiota era più “sano” di quanto ci si aspettasse. Tuttavia, non è ancora chiaro se le statine abbiano un effetto diretto sul microbiota o se l’associazione statine-microbiota sano sia dovuta ad altri motivi. Il più probabile tra questi potrebbe essere il fatto che i soggetti in trattamento con statine sono pazienti con migliore accesso alle cure mediche, sottoposti a controlli regolari nel tempo e la loro salute sia in generale migliore di quella di chi non assume gli stessi farmaci. Per scoprirlo saranno necessario altri studi sull’argomento.