Sane abitudini per un microbiota in forma

Fonte: Gallé F et al. Nutrients 2020;12(7):2164. doi:10.3390/nu12072164

Le abitudini di vita sane, come l’attività fisica e la dieta mediterranea, aumentano il numero di batteri intestinali con effetti benefici sulla salute umana: la conferma arriva da una ricerca effettuata su studenti universitari italiani.

Le abitudini di vita possono influenzare in modo significativo il nostro microbiota intestinale, favorendo o inibendo lo sviluppo di quelle specie di microrganismi che hanno un impatto positivo sulla salute umana. Lo ha dimostrato uno studio italo-spagnolo condotto su un gruppo di 140 studenti dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Università Parthenope di Napoli. Agli studenti coinvolti nella ricerca è stato fatto compilare un questionario riguardante le loro abitudini alimentari e il loro stile di vita, con particolare attenzione al livello di attività fisica svolto. Inoltre, per valutare la composizione del microbiota intestinale, ciascun partecipante allo studio ha dovuto fornire un proprio campione fecale. Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che l’alimentazione e lo stile vita possono plasmare in modo profondo il microbiota. Per esempio, nei soggetti obesi o sovrappeso sono stati rilevati in maggiore quantità batteri del genere Streptococcus e Dorea, associati allo sviluppo del diabete di tipo 2. Una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, invece, è risultata associata a una quantità più elevata di batteri lattici, che esercitano un benefico effetto sul microbiota modulando il livello di radicali liberi, l’infiammazione e la risposta immunitaria. L’attività fisica, infine, sembra aumentare la quota di batteri capaci di sintetizzare acidi grassi a catena corta, sostanze dagli effetti positivi sul sistema immunitario, l’infiammazione e il metabolismo.

Probiotici per riequilibrare il microbiota intestinale dei bambini prematuri

Fonte: Redazione di Microbioma.it, 9 ottobre 2020

La somministrazione di probiotici può normalizzare il microbiota intestinale dei bambini prematuri, riducendo tutti i rischi associati alla disbiosi in questi soggetti particolarmente fragili.

I bambini prematuri presentano spesso un’alterazione del microbiota intestinale, con una prevalenza di specie batteriche potenzialmente pericolose e una riduzione di quelle benefiche e tipiche dei neonati. Questa disbiosi è dovuta al fatto che i bambini prematuri nascono in genere con taglio cesareo, presentano un sistema immunitario non adeguatamente sviluppato e vengono sottoposti di frequente al trattamento con antibiotici. Poiché l’alterazione del microbiota intestinale espone i bambini prematuri, già di per sé particolarmente delicati, a diversi rischi, si stanno studiando metodi efficaci e sicuri per riequilibrarne l’ecosistema microbico. Uno di questi potrebbe essere la somministrazione di probiotici: un recente studio condotto in Inghilterra, infatti, ha dimostrato che l’utilizzo di lattobacilli e bifidobatteri è in grado di normalizzare il microbiota intestinale dei bambini prematuri, rendendolo del tutto simile a quello dei bambini nati dopo una regolare gestazione. Per questo motivo, secondo gli autori dello studio la somministrazione di probiotici dovrebbe diventare una prassi routinaria nella gestione dei bambini prematuri.

Dal Lactobacillus casei Shirota una risposta per chi soffre di emicrania vestibolare

Fonte: Qi X et al. Benef Microbes 2020;11(5):469-476.

L’assunzione regolare di Lactobacillus casei Shirota può alleviare i sintomi di una particolare forma di emicrania, caratterizzata da vertigini e capogiri.

L’emicrania vestibolare è una particolare patologia nella quale al mal di testa si affiancano sintomi caratteristici quali vertigini, capogiri e problemi di equilibrio. Si tratta di un disturbo che può avere un impatto rilevante sulla qualità di vita di chi ne soffre e per il quale non esiste un trattamento specifico e validato. Poiché diversi studi hanno dimostrato che l’assunzione di probiotici ha effetti benefici nelle persone con mal di testa, un gruppo di ricercatori cinesi ha deciso di valutarne l’efficacia anche sull’emicrania vestibolare. Il probiotico scelto dai ricercatori cinesi è stato il Lactobacillus casei Shirota, somministrato per 4 mesi a un gruppo di 204 persone affette dal disturbo. Al termine dello studio nei pazienti trattati con il probiotico non solo sono migliorati i sintomi caratteristici dell’emicrania vestibolare, ma si sono ridotti anche i sintomi ansiosi e depressivi, spesso presenti in chi soffre di mal di testa cronico.

Lactobacillus casei Shirota: tanti benefici per i bambini dei Paesi in via di sviluppo

Fonte: Mai TT et al. Eur J Clin Nutr 2020; 28 Settembre. doi: 10.1038/s41430-020-00754-9.

Uno studio svolto in Vietnam ha dimostrato che l’assunzione di probiotici può favorire la crescita sana dei bambini anche in quei Paesi nei quali, purtroppo, la malnutrizione è ancora molto diffusa.

Nei Paesi in via di sviluppo, la malnutrizione può compromettere la salute dei bambini, limitandone la crescita e aumentando il rischio di malattie gastrointestinali potenzialmente pericolose (come la diarrea) e di infezioni acute delle vie aeree. Fortunatamente queste problematiche possono essere alleviate grazie all’assunzione di probiotici e del Lactobacillus casei Shirota in particolare. A dimostrarlo è stato un recente studio condotto da un gruppo di ricerca vietnamita e pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition. I ricercatori asiatici hanno studiato 1004 bambini del loro Paese, di età compresa tra i 3 e i 5 anni, dividendoli in due gruppi: il primo ha assunto con regolarità per 12 mesi latte fermentato contenente Lactobacillus casei Shirota, mentre il secondo non ha ricevuto alcun probiotico. Il Lactobacillus casei Shirota ha avuto un effetto benefico sul benessere intestinale dei bambini, riducendo il rischio di costipazione e di diarrea; inoltre ha diminuito in modo significativo il rischio di contrarre infezioni delle vie aeree. Infine, lo stato di salute e di crescita è stato rilevato anche attraverso le misure antropometriche ed è stato possibile osservare che coloro avevano assunto il Lactobacillus casei Shirota fossero nei parametri dei soggetti in salute, secondo le linee guida WHO.

Viaggio nello spazio, con l’aiuto dei probiotici

Fonte: Turroni S, et al. Front. Physiol. 8 settembre 2020.

I viaggi spaziali raggiungeranno presto durate finora impensabili, che potrebbero compromettere la salute degli astronauti. Per fortuna anche alcuni ceppi di probiotici sono pronti per le esplorazioni spaziali, e potranno aiutare gli astronauti a prevenire una condizione di disbiosi.

Il prossimo futuro delle esplorazioni spaziali implicherà missioni di durata ben superiore a quelle effettuate finora. La permanenza nello spazio per periodi così prolungati avrà inevitabilmente numerose conseguenze sull’organismo degli astronauti. Per questo motivo i ricercatori di tutto il mondo stanno studiando modi per mantenere in forma gli esploratori spaziali e facilitarne la riabilitazione al rientro sulla Terra. Una delle domande principali alla quale gli studiosi stanno cercando di dare risposta è come preservare la salute del microbiota degli astronauti ed evitare il rischio di disbiosi: quest’ultima, infatti, è una condizione di squilibrio dell’ecosistema di microrganismi che abitano l’intestino umano che è stata associata a numerose malattie. Nell’articolo scientifico che linkiamo di seguito si sono passate in rassegna le attuali conoscenze sull’impatto dei viaggi spaziali sul microbiota intestinale umano e sulle tecniche per mantenerlo in buona salute. Prima fra tutte, l’assunzione regolare di probiotici, alcuni dei quali (come il Lactobacillus casei Shirota) hanno già dimostrato la capacità di resistere ai voli spaziali e alle condizioni di microgravità, mantenendo intatte tutte le loro benefiche proprietà.

Microbiota intestinale e longevità

Fonte: Patrizia Brigidi per il canale Youtube Microbioma.it

In questo video, la professoressa Patrizia Brigidi ci racconta di un interessante studio sul microbiota dei centenari. La ricerca è stata effettuata per capire come la composizione dell’ecosistema intestinale di microrganismi si modifichi nel limite estremo della durata della vita umana e se contribuisca alla longevità.

Come si fa a modificare il microbiota intestinale?

Fonte: Wargo JA, Science 2020;396(6509):1302-1303.

Esistono diverse tecniche per curare la disbiosi, lo squilibrio del microbiota intestinale alla base di numerose malattie. Un recente articolo pubblicato su Science ne riassume le caratteristiche principali.

È ormai noto che molte malattie umane, anche gravi, possono insorgere quando la composizione del microbiota intestinale risulta alterata (in questo caso si parla di “disbiosi”). Ma come è possibile agire sul microbiota per ripristinarne l’equilibrio? Oggi, esistono diverse tecniche per raggiungere questo obiettivo, riassunte in un recente articolo pubblicato sull’autorevole rivista Science. Tra queste, vi è il trapianto fecale, una tecnica utilizzata fin dagli anni ’50 riservata ai casi più gravi di disbiosi. Consiste nel prelevare un campione del microbiota di un donatore sano, purificarlo, e trapiantarlo nell’intestino del soggetto con disbiosi. In questo modo, le specie dei microrganismi del donatore potranno colonizzare l’intestino del ricevente, riequilibrandone il microbiota. Oggi questa tecnica è stata migliorata e resa più mirata: si parte dall’analisi del tipo di disbiosi presente e si decide quali specie di microrganismi iniettare nell’intestino del paziente. Inoltre, le specie iniettate non sono più prelevate dalle feci di un donatore, ma coltivate in laboratorio, per una maggiore sicurezza. Ma esiste un metodo decisamente meno invasivo e più piacevole per curare la disbiosi e favorire lo sviluppo di un microbiota ricco e variegato: stiamo parlando dell’utilizzo di prebiotici e probiotici. I primi sono un particolare tipo di fibre contenute negli alimenti di origine vegetale, capaci di favorire la crescita di microrganismi intestinali benefici. I secondi, invece, sono microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite, favorendo l’equilibrio della flora intestinale.

Dallo studio del microbioma vaginale nuovi approcci terapeutici in ginecologia

Fonte: Radrezza S. per microbioma.it

Microbioma vaginale e sistema immunitario sono strettamente interconnessi, e un microbioma vaginale sano favorisce la salute ginecologica. Conoscere meglio le caratteristiche di questo peculiare ecosistema di microrganismi, quindi, può essere utile per sviluppare nuove strategie nel trattamento di disturbi ginecologici.

Potenziare l’efficacia del vaccino antinfluenzale con i probiotici

Fonte: Yeh TL et al. Drug Des Devel Ther. 2018; 12: 217–230.

L’assunzione regolare di probiotici potrebbe coadiuvare l’efficacia del vaccino antinfluenzale.

In passato sono stati effettuati molti studi per cercare di capire se il consumo di probiotici possa potenziare gli effetti del vaccino antinfluenzale, partendo dai noti effetti benefici di questi microrganismi sul sistema immunitario dell’uomo. Purtroppo, però, queste ricerche hanno dato risultati contrastanti, che non permettono di trarre delle conclusioni definitive. Per fare chiarezza sull’argomento, un gruppo di studiosi cinesi ha provato a sintetizzare i risultati di tutte queste ricerche attraverso metanalisi. Questo complesso lavoro, basato su 12 studi ai quali hanno partecipato circa 700 persone, ha promosso con decisione l’utilizzo dei probiotici insieme alla vaccinazione antinfluenzale. Secondo gli autori della ricerca, infatti, le persone vaccinate che assumono probiotici presenterebbero una quantità di anticorpi contro il virus dell’influenza di circa il 20% più elevato rispetto a chi non assume i benefici microrganismi; segno di una maggiore efficacia del vaccino e di un sistema immunitario più efficiente.

Probiotici e prebiotici per prevenire il Covid-19

Fonte: Antunes AEC et al. Food Res Intern 2020;136:109577.

Secondo un gruppo di studiosi brasiliani, il consumo regolare di probiotici e prebiotici può rinforzare e modulare le difese immunitarie dei polmoni e dell’intestino, limitando il rischio di infezione da coronavirus e, in caso di contagio, evitando che i livelli di infiammazione diventino pericolosi.

L’assunzione di microrganismi benefici per la salute (i probiotici) e di fibre alimentari capaci di favorirne il regolare sviluppo (i prebiotici) potrebbe contribuire a limitare i danni provocati dal virus SARS-Cov-2. È questa la conclusione alla quale è giunto un gruppo di ricercatori brasiliani, dopo aver passato in rassegna i più recenti dati scientifici sull’argomento. Secondo gli studiosi, la condizione di disbiosi (ovvero un microbiota intestinale alterato) favorirebbe l’infezione da parte del coronavirus pandemico e spingerebbe il sistema immunitario a reagire con grande intensità all’infezione, scatenando una pericolosa reazione infiammatoria. L’assunzione di probiotici e prebiotici, invece, contrasterebbe la disbiosi, favorendo lo sviluppo di un microbiota ricco. Questo, a sua volta, potenzierebbe il sistema immunitario delle mucose polmonari e intestinali, aiutandolo a contrastare l’infezione da coronavirus. Inoltre, è noto che un microbiota sano sia in grado di modulare l’infiammazione corporea, mantenendola sotto controllo anche in caso di infezione da SARS-CoV-2 e mitigando in questo modo le pericolose conseguenze della malattia.